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Shakespeare e Marlowe

Quando William Shakespeare arriva a Londra da Stratford-upon-Avon per trovare fortuna come commediografo, la scena teatrale è dominata dal genio di Christopher Marlowe, già autore di numerose opere di successo.

Mentre il primo riesce a guadagnarsi i primi consensi lavorando nella compagnia di James Burbage, il secondo comincia a vedere la propria luce offuscarsi dal genio di Shakespeare.

In più d’una circostanza i due arriveranno allo scontro, dando origine a momenti che contribuiranno ad ispirare molte famose opere del Bardo e che ad un certo punto metteranno entrambi dinanzi ad una difficilissima scelta, che segnerà in maniera decisiva il futuro del teatro per come lo conosciamo oggi.

La vicenda narrata pone al centro della questione non soltanto la rivalità artistica e il desiderio di rivalsa poetica tra due dei più grandi autori teatrali della storia ma anche e soprattutto la reale necessità di trionfare sull’altro per potersi guadagnare da vivere.

Non si era ancora, infatti, nel periodo d’oro del teatro elisabettiano e ogni autore rischiava di morire di fame senza le rappresentazioni delle proprie opere.

Il teatro pre-Golden Age era spesso visto come strumento pericoloso per la diffusione di pensieri blasfemi, impuri e dannosi per il protestantesimo e la corona e il più delle volte esso veniva censurato o bandito per le tematiche raccontate nelle rappresentazioni. 

Per questa ragione, nello spettacolo, si vuole porre l’accento sulla situazione difficile dei commediografi e dei mestieranti del teatro tutti, i quali, oggi come allora, erano costretti a scontrarsi con leggi e divieti che mettevano a serio rischio il loro lavoro.

Il testo, scritto durante la prima ondata di pandemia dovuta al Covid-19, mette implicitamente in correlazione quel periodo storico e quella situazione di difficoltà per gli attori e gli autori a quella di oggi in Italia, con una classe politica colpevolmente disinteressata alla cultura in tutte le sue forme, soprattutto il teatro, troppo spesso considerato superfluo o sacrificabile.

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