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IL FUTURO DI CASA SHAKESPEARE

NEWS: SCOPRI  LE NUOVE PRODUZIONI DI CASA SHAKESPEARE.

Ci vuole un’immagine che fissi, determini la complessiva intenzione, il disegno che sostiene il futuro prossimo di “Casa Shakespeare” Impresa Sociale. L’immagine, plastica, è essenzialmente quella di William Shakespeare che, questa casa che gli è stata assegnata e dedicata a Verona, patria della storia d’amore più famosa mai raccontata, la apre in maniera fisica; ne tiene spalancati i battenti e accoglie gli ospiti, che, prima di tutto, sono parenti stretti del più grande drammaturgo di sempre, comunque la si voglia pensare. La dimensione della parentela è sviluppata nelle maniere più diverse: figli, nipoti, affiliati per ragioni affettive. 

Da questa rappresentazione – la figura ideale ed idealizzata di Shakespeare portiere e padrone di casa – prende vita e forma la triennalità artistica della “nostra” Casa: una triennalità che nasce dal riconoscimento attribuito già a Casa Shakespeare dal Fondo Unico dello Spettacolo per la stagione straordinaria appena passata, un sostegno e un riconoscimento ad un lavoro che dura da diversi anni e per il quale non possiamo che essere grati; e, da questo momento, una triennalità che si articola a partire da uno sguardo non più, non solo, rivolto all’opera del Bardo immortale ma aperto alla potenza generativa della parola teatrale. Shakespeare come intimo sacerdote di un laboratorio o serbatoio permanente e costante di nuova drammaturgia territoriale; Shakespeare simbolo e generatore di una infinita quantità di seguaci; Shakespeare centro e svolta di una quasi imbarazzante libertà di parlare di temi che ritornano, con matematica costanza, nell’agire dell’uomo: il dissidio di potere, il conflitto fra generazioni, lo spasimo d’amore (cose che assumono, anche nella possibilità di una libera riscrittura che il Bardo ci concede, prospettive e punti di vista sempre sorprendentemente differenti); assieme a temi che oseremo definire più tecnici ma che rientrano alla fine nello specifico dell’azione umana, o di quella azione generatrice dalle origini di un modo peculiare di pensar-ci su di una Scena:  la questione del multilinguismo, la storia che diventa materia di rappresentazione, la sopravvivenza dell’arte, il confronto con altri classici e la voluta distorsione o curvatura al presente di ciò che i classici offrono. Perciò, nella declinazione di pensiero che Casa Shakespeare (perfetta endiadi fra padrone elettivo di quel luogo e luogo effettivo della rappresentazione teatrale) propone le direzioni, i segnavia obbligati per quest’anno determinante:

  • Proporre e ri-proporre il “nostro” Shakespeare, nel repertorio che la Casa ha saputo costruire a partire dagli originali per farne poi propria, intrinseca originalità, attraverso specifiche riscritture, come “Fake Shakespeare” (inteso quale singolo spettacolo di drammaturgia composto di due testi a tematica “fake”) e come i singoli “falsi” che abbiamo tratto negli anni a precedere, e come quella riscrittura dantesca che, prima di ogni altra produzione, debuttò in una prima versione nel 2020, col consueto meccanismo di diventare punto di vista alternativo, contemporaneo, alla pura immortale parola dantesca, da un lato (in una rapida sequenza: Othello in doppia lingua, The Merchant of Venice in doppia lingua, The taming of the Shrew in doppia lingua, Two Gents from Verona in doppia lingua; Midsummer in doppia lingua, Romeo and Juliet in doppia lingua, “Dante Connection” e “Ritratti danteschi” per la declinazione drammaturgica sul vate italico); dall’altro proporre il lavoro delle “penne” italiane che da tempo collaborano con Casa Shakespeare nelle ultime fatiche o novità già programmate per il 2022 e che proprio attorno al dilemma della sopravvivenza dell’arte e con l’arte, e della sua declinazione sulla scena, parlano:  lo “Shelley – Naufragio e Processo” di Andrea de Manincor, lo “Shakespeare e Marlowe” di Filippo Barone, l'”Adelaide Ristori 200: la mirabile costruzione di me” di Giulia Cailotto, la Celestina e il fiume” di Beatrice Zuin. In definitiva, per il primo anno, sostenere un rapporto di oscillazione fra Shakespeare, Dante e una drammaturgia di territorio, che sviluppi la tematica del “fare teatro, fare parola teatrale” : e appunto “Shelley e il teatro, Marlowe e il teatro, Ristori e il teatro” sono un’interessante trilogia di movimento. Ed è sempre in questo senso che andrà l’iniziativa del concorso nazionale di drammaturgia “La Casa di Shakespeare”, bandito e rivolto a drammaturghi italiani e alla realizzazione dell’opera del vincitore del Concorso o di una rosa di finalisti. L’occasione in particolare delle drammaturgie cresciute in casa e della nuova edizione del “Juliet Summer Fest” permetterà la verifica della tecnologia, nata all’interno di Casa Shakespeare, dello Streaming drama®, marchio europeo registrato e innovazione assoluta nella ricerca di un linguaggio specifico, nuovo, di trasmissione a distanza del contenuto teatrale.

IL REPERTORIO DI CASA SHAKESPEARE.

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