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I VESTITI NUOVI DELL’IMPERATORE

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I   V E S T I T I   N U O V I   D E L L ‘ I M P E R A T O R E

domenica 25 Ottobre ore 16.00 inizio spettacolo

al termine merenda con the e pasticceria artigiana del Panifico De Rossi

 

Con: Sabrina Modenini e Andrea de Manincor

Drammaturgia: Andrea de Manincor

Musiche originali: Carlo Ceriani

Messa in scena: Andrea de Manincor e Sabrina Modenini

Fascia d’età: 6-11 anni

Tecniche utilizzate: teatro d’attore con canzoni

 

Lo spettacolo

Il titolo evoca una delle varie raccolte di fiabe e novelline di Gianni Rodari, ma lo spettacolo intende marcare in modo specifico due aspetti sostanziali dell’attività e
della poetica rodariane:
– la creazione di storie a partire da giochi agibili con lettere e parole (nel nostro  caso, quali storie mai potranno nascere mescolando imperatori, chitarre, vestiti, zampogne o pifferi, e automobili?)
– il contrasto tra la trasparenza, l’ingenuità del mondo infantile, spesso rispecchiato nelle scorrerie e prese in giro di simpatici furbacchioni ed onesti ladruncoli, e la presuntuosa, ambigua superbia dei cosiddetti grandi.
Così, due grandi, due adulti ‘pentiti’ salgono sul palcoscenico per estrarre in scena tutte le parole che servono per crear storie: ci salgono per   raccontare al pubblico come fu che quella famosa volta l’imperatore girò nudo per le strade del regno vestito di niente (nella versione di Rodari, poetica, quasi in versi, de ‘I vestiti nuovi dell’imperatore’ di H.C. Andersen); e di quell’altra volta che uno zampognaro, anzi, un pifferaio si inventò il modo di liberare la città dall’invadenza delle automobili (‘Il pifferaio e le automobili’)  … e magari questa favola poteva raccontarla in scena anche un bambino … o forse quella originale, chissà.
E tra storia e storia, ci son parole che diventano canzoni – quelle delle filastrocche rodariane – e che contengono tutte le parole per inventare la storia che deve seguire.  I due grandi insomma  la raccontano e la cantano al pubblico, a bambini come ai grandi,  invitandoli ad avere più fiducia nel potere straordinariamente ordinario della fantasia e della gioia di vivere dei piccoli, dei loro sogni e della loro immaginazione: in una parola, appunto, nel loro sorriso.
Mentre se ne vanno, richiudono la valigia con la speranza che una parola, la parola ‘guerra’,  rimanga sempre fuori dalle storie di chiunque.

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