ENRICO V, conquisterò la Francia


da William Shakespeare

adattamento e regia: Solimano Pontarollo

in scena: Solimano Pontarollo

prologo scritto da: Andrea de Manincor

Produzione: Casa Shakespeare e Sycamore T Company Roma

Info line: 340 0523801

 

La versione messa in scena da Pontarollo ci racconta della decisione di un gesto estremo che trova forza nelle straordinarie parole di William Shakespeare e pone un inquietante interrogativo: quanto è davvero possibile combattere la capacità distruttiva di un suicida?

 

“NOI POCHI NOI FELICI POCHI!” ​​Per il 600° anniversario della battaglia di Agincourt: 25/10/1415
PRESENTAZIONE
Un tavolo, una sedia, una valigia, lo smartphone.
Un  uomo, solo, in una stanza, vuota, forse affittata per un giorno: l’ultimo giorno.Vive un senso di inferiorità, inadeguatezza, incapacità. Potrebbe essere un affamato, un immigrato, un estremista: in ogni caso un escluso, un deriso, un umiliato che non ha altra risorsa dello scontro, dell’aggressione per affermare il suo esserci, la sua forza, per essere finalmente lui il protagonista.Ripete a memoria i monologhi di Enrico V di William Shakespeare.
E da protagonista vede il pubblico e lo usa; lo rende personaggio, partecipe, prima nemico e ora complice, attraverso lo strumento più difffuso: lo smartphone, finestra sul mondo, illusione di visibilità universale. Fotografa lo spettatore, lo porta nella sua stanza, lo filma, gli rivolge la parola.
Uno streaming in real time per testimoniare l’impresa: il racconto diventa così immagine reale, punto di forza che rende immortali, sostegno alla decisione finale: immolarsi contro il nemico.
Quale nemico? Il più facile da individuare: la società ricca, felice, forte … e indifesa.
Un estratto delle parole di Shakespeare che diventa un interessante e sorprendente giustificazione universale dell’aggressione, della forza dei pochi, dello scontro che risolve.

IMPORTANTE: Proiezione delle immagini riprese in diretta dallo smartphone sul fondale per amplificare il protagonismo e il coinvolgimento del pubblico  nella decisione omicida del personaggio.

“Oh aver qui una Musa di fuoco che sapesse salire al più luminoso cielo dell’invenzione; unregno che servisse da palcoscenico principi che facessero da attori e monarchi da spettatori di questa scena grandiosa! Allora il valoroso Enrico da quel che era assumerebbe davvero il portamento di Marte e condotti al guinzaglio come segugi, la fame il ferro e il fuoco gli striscerebbero alle calcagna chiedendo impiego. Ma miei signori perdonate le menti basse e piatte che hanno ardito portare su questo indegno palco un argomento così grande: potrebbe mai infatti questa platea contenere i vasti campi di Francia o potremmo stipare entro questa O di legno anche i soli elmi che impaurirono l’aria stessa a Agincourt?”